All’alba del 20º secolo, i matematici europei intrattenevano intensi scambi, in particolare quelli delle due nazioni dominanti in questo ramo delle scienze, la Francia e la Germania. Certo, la guerra franco-prussiana del 1870–71 aveva lasciato rancori, ma la comunità matematica si riteneva portatrice di una scienza universale e stimava che i progressi dovessero compiersi con il contributo di tutti. Al di là del Reno, Felix Klein e David Hilbert dominavano incontrastati, mentre, dopo la morte prematura di Henri Poincaré nel 1912, Camille Jordan, già anziano, restava una figura di primo piano della matematica francese. Sulle due rive del Reno, matematici più giovani come Émile Borel, Henri Lebesgue, Maurice Fréchet e Jacques Hadamard in Francia, oppure Felix Hausdorff, Georg Cantor ed Ernst Zermelo in Germania, sconvolgevano il panorama con nuove teorie.
La fine di un’epoca -------------------
Su iniziativa di Felix Klein, Heinrich Weber e Wilhelm Franz Meyer, un’Enciclopedia delle scienze matematiche pure e applicate coinvolse gli scienziati più eminenti, tra cui francesi come Émile Borel, Paul Painlevé e Maurice Fréchet, ma anche l’italiano Guido Castelnuovo e l’americano William Osgood. Ne fu realizzata un’edizione francese sotto il coordinamento del francese Jules Molk, professore a Nancy ed ex allievo del tedesco Leopold Kronecker. Nel 1914, più di un terzo dei membri della Société Mathématique de France era straniero! Così, l’inizio del conflitto pose fine a un’età d’oro dello sviluppo della matematica e costrinse ciascuno a schierarsi nel proprio campo.
In Francia, la maggior parte degli scienziati affermò, fin dalla dichiarazione di guerra, il proprio impegno per la patria. Nessuna voce pacifista si levò tra gli scienziati più influenti. Lo stesso avvenne sul versante tedesco, con prese di posizione talvolta eccessive, soprattutto da parte dei firmatari dell’appello dei 93 (vedi riquadro). Fra loro figurava un solo matematico, ma di grande rilievo: Felix Klein, che aveva dominato la matematica nella celebre università di Göttingen, da lui lasciata nel 1913. In Italia, la reazione del mondo scientifico fu più divisa. Formalmente impegnati a combattere al fianco dei tedeschi nell’ambito della Triplice Alleanza, gli italiani dapprima rimasero fuori dal conflitto, per schierarsi infine con gli Alleati (Francia, Inghilterra, Russia). Anche tra i matematici emersero divergenze sulla condotta da tenere. Vito Volterra era il più influente fra loro. Divenuto senatore nel 1905, aveva sviluppato prima della guerra numerosi rapporti con accademici francesi. Due settimane dopo la dichiarazione di guerra, inviò a Émile Borel una lettera che mostrava la sua fede nella giusta lotta dei francesi per «la causa della civiltà contro l’imperialismo più odioso e brutale». Si adoperò perché gli italiani entrassero in guerra al fianco degli Alleati. Castelnuovo e Federigo Enriques, presto seguiti da Francesco Severi, tutti e tre rappresentanti della scuola di geometria algebrica di Bologna, seguirono il suo esempio. Alcuni avrebbero preferito la neutralità, come Tullio Levi-Civita e Corrado Segre, oppure addirittura schierarsi con l’altro campo.
Gli allievi dell’École normale decimati