Nel 9º secolo, al-Khwarizmi redasse un testo sulla risoluzione delle equazioni, che può essere considerato il primo trattato di algebra. Fu dal suo nome, deformato e reinterpretato, che nacque la parola «algoritmo», e fu dall’al-jabr, una delle sue tecniche per risolvere le equazioni, che nacque la parola «algebra». Nei suoi scritti non compaiono lettere né simboli, eppure è già «algebra». Le procedure sono giustificate da una dimostrazione geometrica. Bisognerà compiere questo passo da gigante, passando dall’algebra retorica a quella simbolica. François Viète rese possibile questo salto e aprì la strada ai suoi successori, fra i quali René Descartes (1596–1650). Nel 1630, per favorire la diffusione di questa invenzione, il Sieur de Vaulezard tradusse dal latino l’opera maggiore di Viète in questo campo, In Artem Analyticem Isagoge («Introduzione all’arte analitica»), intitolandola la Nouvelle Algèbre de M. Viète.

La piazza François-Viète a Fontenay-le-Comte.

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