Quando un umorista ci parla di matematica ---------------------------------------
Stephen Leacock (1869–1944), scrittore canadese nato in Inghilterra e umorista per diletto, ci ha lasciato numerosi romanzi e racconti, alcuni dei quali sono stati tradotti in francese, come Ne perdez pas le fil (Literary Lapses, 10-18, 1981) oppure le Plombier kidnappé (estratti da Nonsense Novels, Le Dilettante, 2005), uno più strampalato dell’altro. Ci interessa soprattutto quando affronta la matematica, con grande comicità nell’assurdo…
L’assiomatica di una buona pensione ---------------------------------------
Leacock si inventa un’assiomatica in Géométrie de pension de famille, uno dei racconti di Ne perdez pas le fil:
«– Definizioni e assiomi:
Tutte le pensioni sono dello stesso tipo.
Tutti gli ospiti di una stessa pensione che abitano allo stesso piano sono uguali.
La padrona di una pensione è un parallelogramma, ossia una figura oblunga e angolosa, indescrivibile ma che non somiglia a nulla.
Postulati e proposizioni:
La padrona può essere ridotta alla sua più semplice espressione mediante una serie di proposizioni.
Le lenzuola di una pensione, anche se le si prolunga quanto si vuole da entrambe le parti, non s’incontrano mai.
Se si traccia tra le due estremità opposte di una pensione una linea che passa per tutte le stanze, allora il tubo della stufa che riscalda gli ospiti si troverà all’interno di questa linea.»
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Trattare ridendo di matematica seria --------------------------------------
Consapevole del ridicolo di certi personaggi, Leacock sa anche mettere in ridicolo il loro lato pedante, ma assai approssimativo, in la Force des statistiques:
«Ho appena letto delle statistiche molto interessanti, dice uno.
– Ah, le statistiche, dice l’altro, una cosa meravigliosa, signore, le statistiche.
*– Ho scoperto, per esempio, dice il primo, che una goccia d’acqua è fatta di piccoli… di piccoli… ho dimenticato che cosa, ma ogni cm3 ne contiene… mi dica…*
– Diciamo un milione, dice l’altro, incoraggiante.
– Sì, un milione o magari addirittura un miliardo, insomma, tantissimi!»
In Éducation aristocratique, Leacock fustiga le pratiche di una democrazia cavillosa:
«Camera dei Lord, 25 gennaio 1920. Oggi si discute della clausola n. 52 000 della legge sull’Istruzione, relativa all’insegnamento della geometria a scuola. […] il capo del Governo propone una clausola così formulata: “Gli angoli alla base di un triangolo isoscele sono uguali e, se si prolungano i lati uguali del triangolo, anche gli angoli esterni sono uguali.” […]
L’Arcivescovo di Canterbury è contrario, giudicando l’enunciato troppo «laico». Propone: “gli angoli alla base di un triangolo isoscele sono, in ogni comunità cristiana, uguali e, se un membro della congregazione cristiana li prolunga, gli angoli esterni sono uguali.” […]
Lord Halifax arriva a proporre un ulteriore emendamento: “Gli angoli sono uguali due giorni alla settimana, salvo nel caso di scuole in cui i 4 / 5 dei genitori siano in coscienza contrari all’uso di triangoli isosceli.”»
In un altro racconto, ABC, l’elemento umano nella matematica, Leacock prende in giro la forma degli enunciati di problemi detti «concreti»:
«I personaggi dell’enunciato sono A, B e C. La domanda è in genere formulata così: “A, B e C svolgono un certo lavoro. A può farne in un’ora quanto B in due ore e B lavora due volte più velocemente di C. Trovare quanto tempo…” Oppure: “A scommette di poter camminare più velocemente di B o C. A può camminare una volta e mezzo più velocemente di B, e C cammina a velocità normale. Determinare fin dove arriveranno.” […] Le loro attività diventano sempre più specifiche. Talvolta preferiscono riempire cisterne d’acqua pompando; due di esse hanno dei buchi sul fondo, mentre la terza è stagna. A, naturalmente, ha quella buona; è anche lui ad avere la bicicletta migliore, la locomotiva migliore e il diritto di nuotare nel senso della corrente. […] Nei vecchi capitoli di aritmetica, i personaggi si chiamano John, William e Henry e litigano sulla divisione delle loro biglie. In algebra si chiamano spesso X, Y, Z, ma sono soltanto i loro nomi di battesimo: in realtà sono le stesse persone.»