Una rivista di cultura matematica: ecco qualcosa che sorprende più d’uno! L’arrivo di Tangente nel 1987 ha trasformato l’idea che si aveva della matematica. Ha spinto alcuni a scegliere una strada che non avevano preso in considerazione, e altri ad avviare iniziative di divulgazione. Ne danno testimonianza numerose personalità.
L’accostamento delle parole «cultura» e «matematica» può sembrare incongruo a molti. Eppure, per alcuni la scoperta della rivista Tangente fu una rivelazione, come racconta Fabien Durand, presidente della Société mathématique de France:
«Ho scoperto Tangente all’inizio del 1988, in occasione dell’uscita del numero 2, quando ero studente all’Università di Reims e mi preparavo a tutt’altro che a studiare matematica. La matematica non mi spaventava, nonostante la sensazione di non padroneggiarla abbastanza. Mentre leggevo quel numero 2, mi capitò per caso il libro di Douglas Hofstadter Gödel, Escher, Bach: i fili di un’eterna ghirlanda (InterÉditions, 1987). La concomitanza di queste due letture suscitò in me una forte passione e un impegno totale nello studio della matematica all’università.»
Fabien Durand mostra con orgoglio il suo numero 2 di Tangente.
Un incontro, un’avventura, una passione
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Per Fabien Durand, come per altri, fu l’inizio di un’avventura che continua ancora oggi. Avete notato che «L’avventura matematica» è il sottotitolo di Tangente? Fu davvero un’avventura per quanti, celebri o anonimi, hanno scelto di dedicare la propria vita alla matematica, al suo studio o alla sua divulgazione. Ne fanno parte i numerosi autori che prendono regolarmente la penna — o piuttosto la tastiera — per scrivere articoli nelle nostre pagine, per la gioia dei lettori, e persino libri, sempre più diffusi nelle librerie.
Per loro è diventata una passione, come per Stella Baruk, che non ha aspettato la nascita di Tangente, ma è entrata con gioia nella nostra squadra.
«Quando si possiede il numero 1 di Tangente, acquistato un giorno dell’autunno 1987 — a 25 franchi, che nostalgia —, una rivista che non temeva di mostrare il rischio che correva scegliendo come sottotitolo L’avventura matematica*, vedere arrivare il 200º non può che suscitare emozione e ammirazione. Matematica su carta patinata, proposta in modo diverso dai libri di matematica, ma sempre matematica! Non poteva che destare la mia curiosità, accresciuta dalla speranza che, oltre alle scoperte che non avrei mancato di fare, avrei forse trovato risposte al classico “A cosa serve?” dei miei alunni, cui non sapevo dare che risposte un po’ sbrigative. Dopo qualche numero potevo formulare una congettura e oggi, alle soglie del 200º, affermare in forma ancora più concisa: “A tutto!” »*
Con queste parole, Stella Baruk testimonia quanto Tangente l’abbia accompagnata per un terzo di secolo nella sua incessante ricerca di una risposta alla domanda «Come far amare la matematica?» (vedi la sua testimonianza nel riquadro).
Manu Houdart durante uno dei suoi spettacoli. Se andate al festival teatrale di Avignone, potrete assistere a Very Math Trip al Théâtre des Lucioles
dal 7 al 31 luglio alle 17.30.
Manu Houdart, ormai celebre grazie al suo stupefacente spettacolo «Very Math Trip», ricorda così il suo colpo di fulmine:
«La prima volta che ho conosciuto la rivista Tangente, la ricordo benissimo, fu… grazie a una fotocopia in bianco e nero. Un articolo sulle coniche che il mio professore di matematica voleva farci conoscere! Avevo 17 anni e lo trovavo davvero ben costruito. Poi, durante la laurea in matematica, potevo consultare i numeri nella biblioteca universitaria e, non appena ho iniziato a insegnare, mi sono abbonato!
Oggi per me è un’importante fonte di informazioni, cui attingo spesso per i miei spettacoli o per il mio canale YouTube. Dal canto suo, la rivista mi aiuta a farmi conoscere: spesso degli spettatori mi dicono di essere venuti dopo avermi scoperto nella sua agenda. Quando ho iniziato a scrivere il mio libro, è certo che — in un angolo della mente — talvolta mi sorprendevo a sognare il Premio Tangente! Oggi quel trofeo, vinto nel 2020, orna il mio caminetto. Grazie, Tangente !»
Una fioritura di iniziative
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Fin dal primo numero, Tangente ha avuto molti abbonati: segno che, alla fine degli anni Ottanta, si avvertiva il bisogno di condividere un altro approccio alla matematica, fondato sulla cultura, sulla storia e sui giochi. In breve, il bisogno di divertirsi facendo matematica.
Occorreva inoltre scacciare l’immagine disastrosa che il periodo della cosiddetta «matematica moderna» aveva dato alla matematica (vedi l’articolo di Gilles Cohen a pagina 14).
Negli anni successivi, fino a oggi, sono nate numerose iniziative con lo stesso obiettivo. Sarebbero esistite se Tangente non fosse mai esistita? Se la sua squadra non avesse corso nel 2000 il rischio di distribuirla nelle edicole? Probabilmente sì, ma sarebbero andate avanti più lentamente e sarebbero state meno numerose. La rivista ha regolarmente dato spazio a tutte queste manifestazioni, spesso ne è stata partner e, attraverso la sua agenda, le ha fatte conoscere.
Dal canto loro, molti protagonisti della cultura matematica vi hanno trovato ispirazione, ma anche motivazione per organizzare le proprie iniziative. Nel secolo scorso, si sarebbe potuto immaginare di vedere la gente divertirsi nei festival di matematica, come il salone «Culture et jeux mathématiques», i festival «Maths en ville», «Maths en scène» o «La Fête à Fermat» di Beaumont-de-Lomagne, «Math’Gic» a Gennevilliers, «La Nuit des maths» o il Grand Forum des mathématiques vivantes?
Anche i rally matematici si sono ampiamente sviluppati e il loro culmine è stata la creazione del Kangourou des mathématiques, che riunisce centinaia di migliaia di partecipanti.
Ogni anno escono circa trenta libri legati alla matematica, senza essere manuali o opere specialistiche. Nonostante una distribuzione difficile nelle librerie — i «piccoli» librai non sono sempre ben informati —, alcuni hanno ottenuto un notevole successo. Citiamo le Théorème du perroquet di Denis Guedj (Le Seuil, 1998) o le Grand Roman des maths di Mickaël Launay (Flammarion, 2016).
La creazione del premio Tangente del libro nel 2009, seguita da quella del Premio Tangente dei liceali, ha permesso di valorizzare questa letteratura e di diffondere un approccio diverso alla matematica. Autori ed editori tengono ormai gli occhi aperti, perché ottenere uno di questi premi talvolta fa impennare le vendite dei libri. Un’altra iniziativa in corso, Litteramath, coorganizzata da Tangente e dall’APMEP, consente di consigliare ai centri di documentazione e informazione (CDI) delle scuole libri, classificati per livello, da mettere a disposizione degli studenti.
Lasciamo la conclusione a Charles Torossian:
« Tangente è l’archetipo dell’intelligenza del territorio. Dimostra che le organizzazioni moderne non sono soltanto organizzazioni verticali, nelle quali poche persone isolate in un ministero danno l’impulso e la direzione — benché ciò sia assolutamente necessario quando si vogliono avviare politiche nazionali ambiziose, come l’innalzamento del livello in matematica —, ma che bisogna saper ascoltare, aggregare le iniziative nate sul territorio e permettere loro di svilupparsi su vasta scala.»
Grazie a tutte le personalità che hanno offerto le loro testimonianze e che sono citate in questo articolo e nel successivo.