Dal greco al latino… poi al francese ---------------------------------------
I Romani, poco versati nel pensiero teorico, si ispirarono alle conoscenze dei Greci. Ma come chiamare le nozioni prese in prestito? Bisognava usare direttamente il termine greco oppure tradurlo?
Fu il primo procedimento a essere adottato per termini ormai francesi come «parallelo», «ipotenusa», «poligono» o «isoscele». Alcuni termini furono invece tradotti, come kyklos, divenuto circulus, che designano entrambi un cerchio. Alcune parole composte furono persino tradotte termine per termine, come isopleuros, da cui aequilateralis, diventato «équilatéral» in francese.
Fu più difficile per i termini che rappresentavano concetti astratti ignoti ai Romani. Arithmos, che significa «numero», fu tradotto con numerus, che designava un gran numero, connotazione ancora percepibile nella nostra lingua.