Questo orientamento fu stimolato dal fermento, innovativo sul piano politico e creativo su quello intellettuale, che animò l’Institut national de la statistique et des études économiques nei dieci anni successivi al Maggio 1968. I giovani amministratori più innovativi, fra i quali Desrosières svolse un ruolo trainante, rifiutavano di trattare il dato come una «materia prima» neutra, disponibile per usi diversi. Ritenevano che la sua diffusione avesse senso solo se accompagnata da una riflessione sulle condizioni sociali e tecniche della sua produzione.
Da allora, l’analisi della produzione del dato e dei suoi impieghi, in particolare da parte dello Stato, fu al centro delle sue ricerche. Le sue ricerche iniziarono con lo studio dell’influenza delle nomenclature sulla costituzione dell’informazione statistica e, attraverso di essa, sulla strutturazione della società (si veda il suo volume Les Catégories socioprofessionnelles, pubblicato con Laurent Thévenot nel 1988 dalle Éditions La Découverte). Questa riflessione si basò su ricerche che fecero da tramite fra sociologia e statistica e lo portarono a collaborare con Pierre Bourdieu.
L’analisi del ruolo svolto da queste operazioni di categorizzazione si sviluppò in un vasto progetto intellettuale volto a ricostruire, basandosi sia sulla storia politica sia sulla storia delle scienze, la co-produzione della statistica, dello Stato e dell’economia a partire dal 17º secolo. Una prima sintesi di queste ricerche venne pubblicata nel 1993 con il titolo La Politique des grands nombres (La Découverte), opera che sarebbe stata tradotta in numerose lingue.
Il suo lavoro sulle statistiche come strumenti di conoscenza e di governo si orientò poi verso due questioni di rilievo mondiale. Da un lato, lo studio di una trasformazione delle statistiche e degli indicatori che consisteva nel tener conto, nella stessa produzione del dato, degli effetti incentivanti della loro pubblicazione sulle persone coinvolte (benchmarking). Dall’altro, l’analisi degli effetti sociali e politici di nuove tecniche di governo basate su esperimenti (detti «randomizzati») e che pretendevano di individuare i fattori causali sui quali dovrebbe concentrarsi esclusivamente l’azione dei «decisori», in particolare nella gestione della povertà. Questi ultimi lavori furono pubblicati nei due volumi dell’opera L’Argument statistique, pubblicata nel 2008 dalle Presses des Mines.
Riferimenti:
• Prouver et gouverner : une analyse politique des statistiques publiques. Alain Desrosières, La Découverte, 2014.
• Mathématiques et géographie. Bibliothèque Tangente 40, 2011.