Ogni giorno ci troviamo di fronte a rotture di simmetria che ci permettono di distinguere l’alto dal basso, la destra dalla sinistra. Analogamente, l’orientamento degli oggetti dei nostri spazi matematici, quando esiste, non sfugge all’arbitrarietà di una definizione.
Le nozioni relative all’«orientamento spaziale» vengono assimilate dai bambini solo attraverso la ripetizione delle esperienze. Verso i 2 anni, i bambini iniziano a comprendere il significato di parole come «alto» e «basso», «sopra» e «sotto». I termini «davanti» e «dietro» vengono assimilati tra i 3 e i 5 anni, mentre le difficili nozioni di «destra» e «sinistra» lo sono solo tra i 5 e i 7 anni.
Tutte queste nozioni di orientamento sono legate a rotture di simmetria del nostro spazio abituale, cioè a direzioni privilegiate. In matematica, un orientamento fu inizialmente associato a oggetti geometrici naturali — la retta, il piano e lo spazio — prima di essere definito più rigorosamente per curve e superfici.
Un segno determinante
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La scelta arbitraria di un’origine O su una retta, oggetto matematico di dimensione 1, la divide in due semirette. Orientare la retta significa privilegiare una direzione. Indicando con u un vettore unitario orientato nel verso scelto, la coordinata x di un punto M della retta è tale che OM=xu.
Le coordinate positive corrispondono alla semiretta di riferimento, quelle negative all’altra semiretta. Si passa da una semiretta all’altra mediante una simmetria rispetto all’origine. La rotazione è esclusa perché si effettua nel piano, al di fuori della retta.