
Nastro senza fine (versione IV). Max Bill, 1960–1961, granito grigio di Wassen.

Il mitico nastro di Möbius, questa superficie non orientabile bidimensionale che ha una sola faccia e si costruisce facilmente a partire da una striscia di carta, ha ispirato numerosi artisti.



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Matematica, arte, poesia, lavorazione artigianale dei materiali, cinematica, performance… L’opera di Ulysse Lacoste abbraccia tutto questo e molto altro, sfuma i confini e tende a una particolare alchimia che rende unica la ricerca di un artista fuori dal comune.

Oggetto topologico per eccellenza, la bottiglia che porta il nome di Felix Klein è un classico… eppure le sue proprietà matematiche restano talvolta poco conosciute. Scaviamo sotto la superficie per far emergere il legame con il nastro di Möbius.

La pubblicità se ne appropria regolarmente, così come i grafici e gli artisti. L’autoreferenzialità è diventata un genere a sé, che si rivolge non solo al nostro sguardo, ma a tutti i nostri sensi! Facciamo un bizzarro viaggio attraverso un’inventiva che sembra senza limiti.

In genere, la maglia serve a confezionare abiti. I matematici, però, non hanno questi limiti e si interessano ad altri tipi di superfici riproducibili con filo e aghi. Il risultato? Oggetti insieme geometrici, didattici e… artistici!
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