Per Schiller, «L’uomo (…) è pienamente uomo solo quando gioca». Fin dai giochi greci, le competizioni sportive sono oggetto di scommesse. I Romani perpetuano questa tradizione e gli evergeti, precursori di Mecenate, ingaggiano gladiatori e aurighi per il piacere del popolo. A differenza dei giochi pubblici o privati, le scommesse sportive sono autorizzate a integrazione del finanziamento degli atleti.
Con l’espansione del cristianesimo, ai giocatori viene rimproverato di fare un uso illegittimo della provvidenza divina; i giochi d’azzardo, così come le scommesse sportive, diventano clandestini. A partire dal 17º secolo, l’attenuarsi delle posizioni della Chiesa, la necessità di nuove risorse per lo Stato e la nascita della teoria delle probabilità, grazie a un giocatore, il cavaliere di Méré, riabilitano il gioco. Poi, nel 19º secolo, il gioco, peccato ritenuto capace di incoraggiare l’ozio, diventa un vizio, portando al divieto dei giochi d’azzardo in molti paesi, tra cui la Francia nel 1836. Questo divieto si allenta col tempo: legge del 1907 sui casinò, creazione del PMU nel 1931 e ripristino della Loterie nationale nel 1933. Il loto sportivo, da cui nascerà il Loto Foot, compare nel 1985.
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Le quote del calcio ------------
La scommessa a totalizzatore, inventata nel 1865 da Michel Oller, profumiere e primo bookmaker, consiste nel mettere in comune le puntate dei giocatori, trattenerne una percentuale per le spese di gestione e ridistribuire la somma rimanente agli scommettitori vincenti secondo quote calcolate in funzione delle puntate, senza alcun rischio per l’organizzatore.