Glasgow, 1901. Siamo al congresso della British association of the advancement of science. Una delle sessioni è dedicata all’insegnamento della matematica. Vi ritroviamo molti illustri professori e alcune donne, fra cui Charlotte Angas Scott (
vedi l’articolo «Bryn Mawr: una rivoluzione in America»), una certa Sig.ra Smith e Mary Everest Boole (1832-1916). Viene affrontata la questione dell’insegnamento della matematica alle ragazze.
Grazie alla tenacia di alcune donne, fra cui Charlotte Angas Scott, alcune università inglesi iniziano finalmente, sia pure timidamente, ad aprire le porte alle ragazze. La Sig.ra Smith, sottolineando che l’idea più diffusa è che le ragazze non diventeranno né ingegnere né matematiche, si domanda se si debba pensare a un insegnamento della matematica specifico per le ragazze. Le tre donne citate liquidano rapidamente questa idea. Le discussioni e le proposte sui metodi e sui contenuti dell’insegnamento comprendono implicitamente ragazze e ragazzi.
Charlotte ricorda di poter offrire soltanto una riflessione limitata sull’insegnamento non universitario della matematica, poiché vive negli Stati Uniti da sedici anni e insegna a livello universitario. La sua unica esperienza è quella vissuta in un collegio femminile trent’anni prima. Cita però Cartesio — in francese, lingua che padroneggia perfettamente — a proposito di «l’analisi degli antichi e l’algebra dei moderni».
Cartesio aveva infatti scritto: «la prima è sempre così legata alla considerazione delle figure da non poter esercitare l’intelletto senza affaticare molto l’immaginazione; e nella seconda ci si è talmente assoggettati a certe regole e a certe cifre da farne un’arte confusa e oscura, che imbarazza la mente invece di essere una scienza che la coltiva.»
In questo segue pienamente quanto dichiarato da Mary Everest Boole: «La grande polemica suscitata dalle questioni di dettaglio sui migliori metodi d’insegnamento e sui migliori libri da usare ci impedisce di vedere la vera questione, ossia: i nostri figli devono imparare le scienze come un tempo si imparavano le lettere classiche, con l’autorizzazione di una casta privilegiata di uomini e di libri che ne detengono il monopolio e sanno tutto in materia? Oppure devono impararle perché sono figli della Natura, eredi del suo regno e di casa nella sua dimora, e dunque hanno il diritto di usare i suoi strumenti e i suoi giocattoli, i suoi metodi e le sue forze, sottoposti soltanto alle limitazioni che essa stessa ha imposto loro? Risolviamo prima questa questione, e i dettagli sui libri da usare e sul modo d’insegnare questo o quello si sistemeranno da sé.» Notiamo che in francese si usa il pronome «ils» per riferirsi ai bambini, mentre l’inglese usa they, che indica molto più chiaramente «ragazzi e ragazze».