Il giurista, matematico, geometra e fisico Claude Mydorge (1585–1647) ebbe la fortuna di nascere in una famiglia agiata: suo padre, Jean, era consigliere al parlamento e giudice della Grande Chambre, mentre sua madre apparteneva ai Lamoignon, una delle famiglie più ricche di Francia. Al figlio Claude fu quindi ben presto assegnato l’incarico di consigliere al Châtelet. Ma, anziché diventare parlamentare, preferì acquistare la carica di tesoriere della «généralité d’Amiens», che copriva l’attuale Piccardia. Una généralité era allora un’unità amministrativa sottoposta all’autorità di un collecteur général (da cui il nome di «généralité»), al quale, dal 1577, era stato affiancato un tesoriere con un incarico soprattutto onorifico e tutt’altro che impegnativo. Claude Mydorge poté così dedicare, come desiderava, la maggior parte del proprio tempo allo studio delle scienze.
Un misterioso acronimo
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Mydorge si dedicò senza indugio allo studio della geometria e della fisica, interessandosi in particolare all’ottica, da cui ricavò tutta una serie di risultati sulle sezioni coniche. Questi lavori sono ripresi nella sua opera Prodromi catoptricorum et dioptricorum sive Conicorum operis ad abdita radii reflexi et refracti mysteria praevii et facem praeferentis, del 1631, il cui titolo fa chiaramente riferimento al cono (conicorum) e alle leggi della riflessione (reflexi) e della rifrazione (refracti). L’autore vi semplifica numerose dimostrazioni di Apollonio di Perga, sviluppando al tempo stesso idee nuove e potenti e introducendo in particolare la nozione di «deformazione di figura». Per esempio, mostra come deformare un cerchio in un’ellisse, fra altri risultati dedicati alle deformazioni delle sezioni coniche.
La sua tecnica sarebbe stata ripresa da Philippe de La Hire e Isaac Newton, poi, più tardi, da Jean-Victor Poncelet (1788–1867) e Michel Chasles (1793–1880). Quest’ultimo, del resto, non nasconde la propria ammirazione per il predecessore. Nel suo Aperçu historique sur l’origine et le développement des méthodes en géométrie, pubblicato nel 1837, osserva: «Mydorge non si propone principalmente, come Desargues e Pascal, di far derivare le proprietà delle coniche da quelle del cerchio mediante la prospettiva o la costante considerazione del cono da cui esse hanno origine. La sua opera è scritta nello stile degli Antichi; tuttavia, facendo un uso della considerazione del cono maggiore di quello che ne facevano gli antichi, l’autore può riunire in un’unica dimostrazione proposizioni che ad Apollonio ne richiedevano tre; e reca così una grande semplificazione in questa materia.»