Sebbene i trattati matematici e astronomici indiani siano stati a lungo redatti «per esteso», le prime tracce dei numeri che usiamo oggi si trovano in iscrizioni Gurjara (intorno al 595 d.C.). Quanto alla più antica occorrenza nota dello zero in India, risale circa all’870 e compare nelle iscrizioni del tempio di Chaturbhuj, a Gwalior. Se ne trova traccia anche nel manoscritto di Bakhshālī, dove si distingue in particolare, nell’ultima riga, un grosso punto corrispondente allo zero. Questa forma deriva probabilmente dalla notazione costituita da un cerchio sormontato da una barra orizzontale, presente in numerose tavole astronomiche greche. L’insieme dei frammenti permette di identificare il modo in cui i numeri vi sono scritti, talvolta con due possibili varianti.
Sono questi simboli numerici indiani, modificati poco a poco, a essere esportati in tutto il mondo. Per questo tutti i testi arabo-musulmani e poi latini che parlano delle cifre oggi dette arabe le qualificano come «cifre indiane».

Riproduzione del numero 270 inciso in uno dei testi del tempio di Chaturbhuj

di Gwalior, India, intorno all’870 d.C.