«Indicazioni biografiche: sono ancora uno di quelli che credono […] che di un autore contino soltanto le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò non fornisco indicazioni biografiche, oppure le fornisco false e, in ogni caso, faccio in modo di modificarle di volta in volta.» (Lettera a Germana Pescio Bottino, 9 giugno 1964)
Ecco cosa scriveva Italo Calvino alla sua biografa. Limitiamoci dunque a qualche dato di fatto per introdurre le opere dell’autore di cui si parlerà qui. Nato nel 1923, Calvino proveniva da una famiglia di scienziati: sua madre fu la prima donna in Italia a ottenere una cattedra universitaria di biologia, suo padre era agronomo, suo fratello minore sarebbe diventato geologo e lo stesso Italo iniziò a studiare agronomia, abbandonando però presto quegli studi per dedicarsi al giornalismo e alla scrittura. Quando già godeva di grande notorietà, nel 1967 si trasferì a Parigi con la moglie e la figlia, restandovi fino al 1980. Ebbe così modo di frequentare Raymond Queneau, di cui tradusse in italiano Les fleurs bleues, e l’OuLiPo, di cui divenne membro nel 1974. I giochi combinatori lo interessavano quanto lo colpiva la scrittura labirintica di Jorge Luis Borges.
Fin dai suoi primi scritti si avverte un interesse per la matematica, in particolare in Le chevalier inexistant (1959). Tale interesse diventa ancora più sistematico in Les villes invisibles (1972) e raggiunge il culmine in Si par une nuit d’hiver un voyageur (1979). Tornò in Italia nel 1980 e morì nel 1985, considerato uno dei grandissimi scrittori del secolo.

Italo Calvino (1923-1985).