Tangente: Per lei era naturale realizzare un documentario su Maryam Mirzakhani?
George Csicsery: Non appena seppi che Mirzakhani era stata la prima donna, e la prima iraniana, a ricevere la medaglia Fields, parlai con alcune persone dell’assoluta necessità di un film su di lei. Era un evento di grande rilievo. Poiché Mirzakhani era una persona molto discreta e riservata, l’idea non suscitò molto entusiasmo. Non ci fu una vera reazione. Quando morì, tutto cambiò. David Eisenbud, allora direttore del Mathematical Sciences Research Institute (MSRI, oggi Simons Laufer Mathematical Sciences Institute, SLMath), mi suggerì che, se avessi ritenuto possibile realizzare un documentario su Mirzakhani, avrebbe potuto trovare un finanziamento. Fu questo a mettere tutto in moto verso la fine del 2017. Cominciammo a girare nel maggio 2018.
Mirzakhani è nota per il suo lavoro profondo e astratto in geometria e dinamica. Come ha affrontato la sfida di rendere la sua matematica accessibile al grande pubblico?
È la matematica più difficile che abbia mai incontrato. Si può immaginare quanto fosse scoraggiante per un profano. Le prime riprese si svolsero durante un convegno di due giorni a Stanford, dove filmammo circa nove conferenze. Non ne capii una parola.
Man mano che cominciavamo a intervistare matematici che avevano lavorato con Mirzakhani, iniziai a cogliere i contorni di ciò che cercava. Chiesi a ciascun matematico del film di spiegare lo stesso concetto più e più volte, finché non emergesse qualcosa che potessi afferrare e magari usare direttamente nel film. Infine, con il prezioso aiuto di Jayadev Athreya e della nostra narratrice Erica Klarreich, riuscimmo a elaborare descrizioni che la nostra animatrice Andrea Hale poté tradurre in immagini. È ciò che si vede nel film. Spero che alcuni aspetti di queste sequenze restino impressi nella mente dello spettatore, così che traspaia almeno un’idea degli interessi e dei risultati di Mirzakhani.