Prima dell’inizio del 19
e secolo non si parlava di dualità in matematica. Il termine cominciò a essere usato con lo sviluppo della geometria proiettiva, promossa da Gaspard Monge, Lazare Carnot, Victor Poncelet e Joseph Diez Gergonne (vedi il nostro dossier in
Tangente 162, 2014). Quest’ultimo si meravigliò che
«in questa parte della geometria, che non dipende affatto dalle relazioni metriche fra le figure, […] a ogni teorema ne corrisponde necessariamente un altro, che se ne deduce semplicemente scambiando fra loro le due parole “punto” e “retta”». Nello spazio, spiega, le parole «punto» e «piano» svolgono lo stesso ruolo; parla allora di
«questa sorta di dualità dei teoremi che costituiscono la geometria di situazione
». La parola era stata pronunciata!