La numerazione greca era limitata alla miriade M, del valore di diecimila, sufficiente per contare l’esercito del grande Dario. Ma questo sistema era incapace di contare i granelli di sabbia, come esprimeva il poeta Pindaro: «La sabbia [arena in greco] sfugge al numero.»
Per ovviare al problema, Archimede inventò, nella sua opera L’Arenario, un sistema equivalente al nostro sistema decimale, con base la miriade di miriadi, qui indicata con N = M2. I «primi numeri» vanno da 1 a N = 108, i «secondi numeri» da N a N2 = 1016, e così via fino a A=NN=108×108,A = N^N = 10^{8 \times 10^8}, l’ultimo degli «N i-esimi numeri». Archimede proseguì poi il procedimento con A come nuova base per mostrare la potenza della sua notazione.
Considerò un «primo periodo» da 1 ad A, e così via fino a B=AN=108×1016.B = A^N = 10^{8 \times 10^{16}}. Definì in questo modo un numero superiore al numero di granelli di un «Universo completamente insabbiato». Il modernissimo Archimede fu così il primo a usare un principio esponenziale.
Il ruolo della trigonometria ---------------------------
Fin dall’Antichità si osserva dunque che, in una successione geometrica *un = qn di ragione q, il prodotto dell’n*esimo termine per l’mesimo termine è uguale al termine (n+m)esimo. Questa sostituzione di un prodotto con una somma è ben evidenziata dalla notazione esponenziale: