La media di due numeri si definisce «naturalmente» in base al contesto. Non sempre si tratta della consueta media aritmetica! Coesistono diverse nozioni, legate tra loro da stretti rapporti, come ben compresero Liouville, Cauchy e Jensen.
Quando si parla della «media» di due valori a e b, in genere tutti intendono la metà della somma di a e b. Questo approccio è certamente il più comune, ma non necessariamente il più appropriato. Prendiamo il caso di un prodotto il cui prezzo aumenta del 10% in un anno e del 50% in quello successivo. Facendo i conti in fretta, si potrebbe essere tentati di dire che l’aumento medio è del 30% all’anno. Tuttavia, due aumenti consecutivi del 30% equivalgono a moltiplicare per 1,32, ossia per 1,69. In altre parole, corrispondono a un aumento del 69%. Eppure, applicare consecutivamente gli aumenti del 10% e del 50% equivale a moltiplicare per 1,1 ×1,5 = 1,65, ossia a un aumento di «soli» 65%. L’«aumento medio» non è dunque del 30%. Come trovarlo, allora? Ebbene, passando per il coefficiente moltiplicativo k, che deve soddisfare k2 = 1,65 e vale quindi circa 1,284: corrisponde infine a un aumento del 28,4%. Questo coefficiente k è la media geometrica di 1,1 e 1,5.
Piccoli disegni
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Nel nostro esempio, la media aritmetica, cioè la media consueta, di 1,1 e 1,5 vale (1,1 + 1,5)/2 = 1,3 ed è quindi maggiore della media geometrica (circa 1,284). È sempre vero? Dati due numeri positivi x e y, si ha necessariamente xy≤2x+y?
La risposta è sì: per convincersene algebricamente basta elevare al quadrato entrambi i membri di questa disuguaglianza. Ma cosa c’è di meglio di un piccolo disegno per capirla? Tracciate un segmento di lunghezza x + y e costruite su di esso un semicerchio. Il raggio r di questo semicerchio è la media aritmetica di x e y. Dove si nasconde la media geometrica? È l’altezza h del triangolo rettangolo ABC. Infatti, l’immancabile teorema di Pitagora afferma che
(*x 2 + *h 2 ) + (*y 2 + *h 2) = (x + y) 2.
Non resta che sviluppare e semplificare per ottenere h=xy.