


Leonardo da Vinci non era propriamente un matematico, ma la materia lo interessava, come molti uomini colti del Rinascimento. Gli si deve una bella dimostrazione del teorema di Pitagora.




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Alcuni risultati profondi, come il teorema di Pitagora, precedono la consapevolezza dell’esistenza di una scienza matematica. Al contrario, sono proprio questi risultati, una volta teorizzati e dimostrati, a dare origine alla nascita di tale scienza.

In Sulla dimostrazione attribuita a Socrate riguardo al quadrato e alla sua diagonale, Thābit ibn Qurra si interessa alla scomposizione dei quadrati a partire dal celebre esempio tratto dal Menone di Platone. Ne coglie l’occasione per proporre due dimostrazioni del teorema di Pitagora e generalizzarlo.

Il teorema di Pitagora riguarda i quadrati costruiti sui lati di un triangolo rettangolo. Quei quadrati divennero poi aritmetici, prima che il teorema si avventurasse in spazi astratti. Pitagora riconoscerebbe il suo teorema se risorgesse ai nostri giorni?

Per molti, il losango, chiamato in origine «rombo» (vedi In breve «L’origine del losango»: l’aggettivo corrispondente resta peraltro «rombico»), è caratterizzato dagli angoli acuti, rivolti verso l’alto e verso il basso. Eppure, come diceva già Euclide, è l’uguaglianza della lunghezza dei lati a definire questo quadrilatero. La sua capacità di generare tassellazioni spiega il suo impiego in architettura e nella decorazione.
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