Tradurre in francese, o in qualsiasi altra lingua, un trattato matematico in cinese non è impresa da poco. Tanto che persino la traduzione del titolo può dare adito a interpretazioni e sensibilità diverse. Per esempio, la stessa opera di Li Ye intitolata Ceyuan haijing (1248) è tradotta da Charlotte Pollet come Lo specchio marino delle misure del cerchio e da Célestin Xiaohan Zhou come Lo specchio del mare della misura del cerchio. Se la differenza sembra minima, è un po’ più marcata nel caso del Siyuan Yujian (1303) di Zhu Shijie, tradotto dalla prima come Lo specchio prezioso delle quattro incognite e dal secondo come Lo specchio di giada dei quattro elementi . Allo stesso modo, spesso si parla del Jiuzhang Suanshu come dei Nove capitoli sull’arte matematica, titolo che Karine Chemla traduce con I nove capitoli sui procedimenti matematici .
Queste traduzioni sono scelte che possono privilegiare una certa lettura, una certa comprensione o un certo orientamento nell’interpretazione di un testo. In particolare, la traduzione di Karine Chemla insiste sull’aspetto di un’astrazione teorica rigorosa, che non emerge dall’idea di «arte» nella traduzione che si è soliti citare. Così, nelle pagine seguenti alcuni trattati compariranno con due traduzioni diverse, perché uniformarle avrebbe significato tradire il pensiero di un autore a vantaggio di quello di un altro. Ciò riflette anche la grande ricchezza dello studio della storia della matematica in Cina.
Giappone e Corea ----------------
Quanto alle trascrizioni del giapponese, useremo la traslitterazione standard, dovuta allo statunitense James Curtis Hepburn alla fine del 19º secolo.
Infine, per il coreano presenteremo una trascrizione in caratteri latini accompagnata dalle due scritture usate localmente: da un lato, in hangeul, una scrittura coreana inventata già nel 15º secolo ma in uso soltanto dalla fine del 19º secolo; dall’altro, in hanja, cioè con caratteri cinesi la cui pronuncia differisce in coreano e in cinese, come ancora avviene per i nomi antichi.
Trascrizioni semplici ----------------------------
La lingua cinese, ossia il mandarino, è difficile da trascrivere in caratteri latini perché possiede un elemento cui non siamo abituati: i toni. Una vocale può infatti essere pronunciata salendo, scendendo, scendendo leggermente per poi risalire, in modo neutro… Così, ciò che si può trascrivere come ma può essere in realtà mā (madre), má (canapa), m (cavallo), mà (rimproverare) oppure ma (una particella interrogativa). La trascrizione in pinyin (con gli accenti) permette di rendere conto di questa varietà di pronunce.
Ciononostante, in questo numero abbiamo scelto di semplificare la trascrizione eliminando gli accenti per agevolare la lettura, poiché saper pronunciare correttamente i toni non si improvvisa certo. Così, per esempio, il nome del matematico Yáng Huī sarà scritto semplicemente Yang Hui.