Blaise Pascal (1623–1662), come lo raffigurò Raoul Dufy nel 1937 nella Fata Elettricità (affresco di 600 m2 visibile al Museo d’arte moderna della Città di Parigi).

Il triangolo di Pascal è una figura ben nota agli appassionati di matematica. Da secoli affascina numerosi studiosi (vedi il nostro dossier « Il triangolo di Pascal », Tangente 176, 2017).
È il caso, in particolare, della Cina, dove l’oggetto porta il nome del matematico Hui Yang (1238–1298) ed è utilizzato da Shijie Zhu (1270–1330) nel suo Specchio di giada delle quattro origini, nel 1303. Il celebre triangolo compare anche nelle opere di illustri studiosi arabi o persiani, come il poeta Omar Khayyâm (1048–1131).
Non è tuttavia un caso che il triangolo abbia preso il nome di Blaise Pascal nella letteratura occidentale. Fu nel 1654 che questo genio poliedrico, allora trentunenne, scrisse il suo Trattato sul triangolo aritmetico, completandolo con «alcuni altri brevi trattati sulla stessa materia». Uno degli obiettivi di Pascal era risolvere il celebre problema delle parti, all’origine della teoria delle probabilità (vedi *La nascita del calcolo delle probabilità in Tangente* 193, 2020).
Concentriamoci però sulla costruzione del triangolo e su alcune delle proprietà che ne derivano.