Il numero d’oro era già noto a Pitagora, Platone ed Euclide. Ricompare nel testo di Luca Pacioli, che lo definisce
« proporzione divina » nella sua opera
De divina proportione; per lui, questa proporzione evoca Dio e non il bello. Il mito del numero d’oro come proporzione ideale fu diffuso soprattutto dagli scritti del filosofo Adolf Zeising e, ancor più, da quelli di Matila Ghyka, che racconta questa presunta catena di trasmissione della
« sezione aurea » (vedi l’articolo
« Un rêve d'architecte ? »). Per giustificare questa supremazia estetica del numero d’oro nell’arte, furono condotte ricerche pseudoscientifiche che alimentarono il mito, ripreso da scrittori, giornalisti o critici d’arte in cerca di misticismo. L’estetica sperimentale del filosofo e psicologo Gustav Theodor Fechner (1801
–1887) contribuì a dare credito a questa tesi: i suoi esperimenti statistici gli permisero di affermare che gli spettatori preferivano la «sezione aurea», poiché il rettangolo aureo veniva scelto rispetto ad altri rettangoli. Questi risultati furono tuttavia contraddetti da altri esperimenti. Attratti da questa presunta aura di
φ, critici d’arte e persino artisti si lanciarono in questa mistica caccia al numero d’oro. Le opere vengono analizzate, sezionate, si immaginano tracciati sulla superficie delle tele e, quando emergono rapporti di lunghezza vicini a 1,618, si traggono subito conclusioni affrettate e si afferma un legame tra l’estetica di un dipinto e la presenza di
φ. Questa ricerca
a posteriori del numero d’oro nei dipinti si è spesso rivelata artificiosa e non tiene conto della volontà dell’artista.
La nascita di Venere di Sandro Botticelli (1445
–1510) è stata esaminata a fondo per scoprirvi la presenza di
φ. Questo dipinto, che misura 278,5 cm × 172,5 cm, ha un rapporto approssimativamente pari a 1,614. Possiamo forse concluderne che Botticelli abbia scelto deliberatamente questo rapporto «vicino» a
φ? Se guardiamo altri dipinti di Botticelli, anch’essi comunemente riconosciuti come esteticamente pregevoli, troviamo
La Primavera (dal 1478 al 1482), che misura 203 cm × 314 cm (un ammiccamento a π?), ossia un rapporto approssimativamente pari a 1,546, chiaramente lontano da
φ. Anche
La Gioconda è stata sezionata e alcuni vedono il suo volto inscritto in un rettangolo aureo, il che appare particolarmente soggettivo.