Il teorema cinese dei resti
Un primo metodo per il cosiddetto «teorema cinese dei resti» si trova nel Classico matematico del Maestro Sun, ma la sua generalizzazione dovette attendere Qin Jiushao e i suoi Nove capitoli del trattato dei numeri.

Un primo metodo per il cosiddetto «teorema cinese dei resti» si trova nel Classico matematico del Maestro Sun, ma la sua generalizzazione dovette attendere Qin Jiushao e i suoi Nove capitoli del trattato dei numeri.

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La periodicità delle rivoluzioni planetarie suggerisce naturalmente la nozione di congruenza. La più antica testimonianza scritta di un problema su questo tema è nota come teorema dei resti cinesi. La sua universalità è all’origine di numerose e fondamentali applicazioni nella teoria dei numeri e dei polinomi.

L’idea di trattare i numeri attraverso i resti della loro divisione per determinati interi, anziché considerare i numeri stessi, si è fatta strada nel tempo. Gauss la strutturò con le sue «congruenze», da cui nacque l’aritmetica modulare odierna. Le congruenze: che storia!

In Cina esistono sorprendentemente poche antiche opere di matematica. Ciò può dipendere in parte dalle scelte politiche adottate dalle dinastie che si susseguirono. Si comprende così che la storia della matematica non è né lineare né costituita da blocchi culturali omogenei.

Il periodo coperto dalle due dinastie Song e dall’inizio della dinastia Yuan fu particolarmente propizio alla matematica. Vi emersero infatti quattro grandi nomi: Li Ye, Zhu Shijie, Qin Jiushao e Yang Hui. Le loro opere risentono di influenze comuni, ma adottano talvolta approcci assai diversi.
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