Le statistiche che conosciamo (tasso di disoccupazione, indice dei prezzi, condizioni di vita delle famiglie, stato di salute della popolazione, PIL…) vengono elaborate utilizzando fin dall’inizio un gran numero di informazioni individuali. Talvolta sono raccolte direttamente presso famiglie e imprese. Altre volte sono ricavate da archivi già esistenti, creati per altri scopi: fisco, previdenza sociale, dogane…
In ogni caso, il materiale di base è un dato individuale, che deve godere di una tutela particolare, nel rispetto della vita privata o del segreto d’impresa.
Il segreto statistico ---------------------
Il servizio statistico pubblico (SSP) è composto dall’Istituto nazionale di statistica e studi economici (Insee) e da sedici servizi statistici ministeriali. Il SSP attribuisce grande importanza al rispetto di questa riservatezza in ogni fase del trattamento dei dati. È ciò che si chiama segreto statistico, disciplinato da un testo del 1951 (legge no 51-711 del 7 giugno 1951 sull’obbligo, il coordinamento e il segreto in materia di statistiche). Questa legge riguarda soltanto le statistiche pubbliche, cioè quelle prodotte da un organismo pubblico. La diffusione dei dati personali raccolti da organismi privati è disciplinata da altri strumenti, come la legge francese Informatica e libertà e il Regolamento generale sulla protezione dei dati personali a livello europeo (ai quali sono naturalmente soggette anche le statistiche pubbliche).
Quando le informazioni sono raccolte dagli stessi statistici, si adottano precauzioni per impedire che finiscano in mani sbagliate. Per esempio, quando un rilevatore raccoglie dati sul proprio computer, sono previste chiavi e tessere di accesso, senza le quali sarebbe impossibile leggere i dati individuali se il computer cadesse in mani malintenzionate, come in caso di furto. In alcuni casi (vedi riquadro), nemmeno il rilevatore può venire a conoscenza delle informazioni che ha raccolto!