Il colera, malattia endemica dell’India, raggiunse infine l’Europa per sette volte nel XIXº secolo: furono le sette pandemie di colera. Durante la seconda pandemia, nel 1832, il medico londinese John Snow contrasse il colera mentre curava i minatori sotterranei. Cominciò allora a dubitare della teoria dei miasmi, secondo cui il contagio si propagava per via aerea (il bacillo di Koch sarebbe stato scoperto soltanto cinquant’anni più tardi), e considerò l’acqua come veicolo fisico.
Snow cercò di confermare la sua ipotesi durante l’epidemia successiva, nel 1848, conducendo «the grand experiment». Osservò che gli abitanti serviti da una compagnia che prelevava l’acqua direttamente dal Tamigi erano più contagiati di quelli serviti da una compagnia che attingeva a una falda acquifera.
L’epidemia del 1854 gli permise di perfezionare il suo studio mappando le morti per colera nel quartiere di Soho (trattini neri nella figura), rifornito da tredici pompe dell’acqua (punti blu). Si trattava allora di determinare la zona d’influenza di ciascuna di queste pompe.
Poiché ogni regione del piano delimitata dall’asse di un segmento è l’insieme dei punti più vicini a una delle estremità del segmento, si tracciano gli assi per tutte le coppie di pompe vicine (linee rosse). Snow ottenne così domini poligonali che caratterizzano le zone di massima prossimità di ciascuna pompa.
Un simile mosaico è chiamato diagramma di Voronoï, dal nome del matematico russo Gheorghi Feodossievič Voronoi (1868-1908). Poiché la cella associata alla pompa di Broad Street presentava la più alta densità di mortalità (poligono colorato), John Snow ne chiese la chiusura, provocando una netta attenuazione della diffusione del bacillo nel quartiere.