Nato alla vigilia della Grande Guerra, Pál Erdős (si pronuncia «Erdeuch») trascorse un’infanzia profondamente segnata tanto dalla vita familiare quanto dagli eventi politici che allora scuotevano l’Europa centrale.
Nacque a Budapest, nel marzo 1913, in una famiglia ebrea non praticante. Entrambi i genitori insegnavano matematica. In casa l’atmosfera era pesante. La coppia aveva appena perso due figlie in tenera età, falciate dalla scarlattina, e il bambino crebbe come figlio unico. Il padre fu arruolato nell’esercito austro-ungarico; catturato dai russi in Galizia, trascorse molti anni prigioniero in Siberia. La madre lo protesse eccessivamente durante i primi anni di vita. Già a cinque anni stupiva per la rapidità nel calcolo mentale.
Nell’immediato dopoguerra, la situazione politica dell’Ungheria, ridotta entro i suoi nuovi confini, era molto instabile. Dopo la breve dittatura comunista di Béla Kun, nel 1920 si instaurò il regime fortemente autoritario del maresciallo Horthy. L’antisemitismo serpeggiava e la madre del ragazzo perse il posto di direttrice scolastica. Fu proprio quell’anno che il suo connazionale John Von Neumann (1903-1957), più grande di lui di dieci anni, lasciò il paese.
Pál Erdős nel 1921.