Editoriale
«Il concetto di gruppo preesiste nella nostra mente, almeno in potenza. Si impone a noi non come forma della nostra sensibilità, bensì come forma del nostro intelletto.» Henri Poincaré, La science et l’hypothèse, 1902.

«Il concetto di gruppo preesiste nella nostra mente, almeno in potenza. Si impone a noi non come forma della nostra sensibilità, bensì come forma del nostro intelletto.» Henri Poincaré, La science et l’hypothèse, 1902.

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Le proprietà metriche degli oggetti di plastilina cambiano quando li si deforma. Altre, dette topologiche, si conservano. Sorprendentemente, in questa riflessione entra in gioco l’algebra. Ci si trova naturalmente a interessarsi ai nodi e alle molecole che costituiscono il DNA.

Non essendosi occupato direttamente della risoluzione delle equazioni algebriche, Augustin-Louis Cauchy è una figura dimenticata nella storia della teoria dei gruppi. I suoi lavori sulle permutazioni fornirono tuttavia preziosi strumenti a quanti si occuparono della teoria di Galois.

Nel XXI secolo, l’idea di un’algebra «concreta» sembra paradossale: per tutti — studenti delle superiori, universitari e professori — questa disciplina è essenzialmente astratta e si dedica allo studio delle strutture (gruppi, anelli, campi, moduli, all’occorrenza insiemi ordinati…). Non è sempre stato così.

L’essenza della matematica moderna è l’astrazione, soprattutto dagli anni Trenta, con l’emergere del concetto di struttura. Ma già negli anni Quaranta comparve un nuovo concetto, quello di categoria, accompagnato dalle idee di funtore e trasformazione naturale.
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