Nella maggior parte dei casi più rapido del calcolo «a mano», il calcolo meccanico fu il primo strumento per sottrarsi a compiti lenti e ripetitivi. L’invenzione delle tavole dei logaritmi e del regolo calcolatore all’inizio del 17º secolo aveva già semplificato le pratiche, ma fu soprattutto l’avvento delle calcolatrici elettroniche e dei computer a segnare la scomparsa delle calcolatrici meccaniche, alcune delle quali furono ampiamente utilizzate fino al 1970. Oggi sono pezzi da museo, ma la loro sofisticatezza tecnica, l’immaginazione dei loro inventori e l’abilità dei loro utilizzatori continuano a suscitare ammirazione.
Dal ciottolo alla macchina aritmetica ------------------------------------
Fin dalla preistoria, gli esseri umani ebbero l’idea di materializzare i numeri con oggetti concreti o simboli visibili: contare sulle dita era una pratica comune; incidere tacche sulle ossa oppure usare ciottoli (calculi in latino, da cui la parola «calcolo») per contare e riunire due collezioni per sommarle erano modi per memorizzare i numeri e utilizzarli almeno per eseguire addizioni. A partire dal IVº secolo prima della nostra era si usarono tavole di calcolo, gli abachi. Passati dalle «tracce sulla sabbia» ai «gettoni nelle colonne», sono in qualche modo gli antenati dei nostri fogli di calcolo. Il calcolo con i gettoni si evolse con gli abachi a palline, già usati dai Romani. Ne esistono molteplici varietà, cinesi come il suan pan (XIIº secolo) o giapponesi come il soroban, talvolta ancora in uso oggi, per esempio presso i commercianti nei mercati giapponesi. Con un abaco si possono eseguire tanto moltiplicazioni quanto addizioni, ma nel 1617 Nepero, inventore dei logaritmi, disponeva anch’egli i numeri in colonne sui suoi celebri bastoncini, asticelle ispirate alla tavola pitagorica, per moltiplicare in modo rapido ed efficace.